La viticoltura dell’Abruzzo: storia, territori e denominazioni

La viticoltura dell’Abruzzo è la coltivazione della vite e la produzione di vino nella fascia collinare adriatica e nelle valli interne della regione, tra il Gran Sasso, la Maiella e il mare. Non è un blocco unico: altitudine, esposizione e suoli cambiano il Montepulciano e i bianchi autoctoni più di qualunque etichetta generica. Capire questa storia serve a leggere una bottiglia senza confondere il vitigno Montepulciano con il Vino Nobile di Montepulciano, e senza trattare la DOC come un voto automatico di qualità.

Vigne a pergola abruzzese sulle colline tra la Maiella e l’Adriatico, paesaggio della viticoltura dell’Abruzzo.
La fascia collinare, non la pianura, è il cuore del vigneto abruzzese (Immagine generata con IA)

Dove cresce la vite

L’Abruzzo viticolo sta soprattutto in collina, non in alta montagna e non sulla pianura umida. I disciplinari del Montepulciano d’Abruzzo escludono i terreni troppo umidi o poco soleggiati e fissano un tetto di altitudine, in genere 600 metri, 700 se l’esposizione è a mezzogiorno. La fascia costiera e pedemontana si allarga verso l’interno nella Valle Peligna, nell’Alto Tirino, nella Valle Subequana e nella Valle Roveto.

Il clima è mediterraneo con influsso appenninico. L’indice di Winkler, tra aprile e ottobre, sta spesso fra 1800 e 2200 gradi-giorno: basta al Pecorino e alla Passerina, più precoci, e al Montepulciano, tardivo. Il sistema di allevamento storico è la pergola abruzzese, o tendone: una chioma orizzontale che ombreggia il grappolo dal sole estivo e, in quota, dalla neve. Guyot e cordone speronato si sono diffusi nel secondo Novecento, ma la pergola non è di per sé un segno di vino minore. Conta come viene gestita.

Nel 2024 la superficie a uva da vino era di circa 31.870 ettari, settima in Italia, e la produzione di circa 3,18 milioni di ettolitri, quinta regionale. Il Montepulciano copre da solo circa 17.700 ettari, oltre la metà del vigneto regionale.

Cosa dicono davvero le fonti antiche

La presenza della vite è attestata in età romana, ma non con i nomi dei vitigni odierni. Il disciplinare del Montepulciano d’Abruzzo cita Polibio: dopo Canne, nel 216 a.C., i vini di quest’area avrebbero rimesso in forze gli uomini di Annibale. È una testimonianza letteraria, non una scheda ampelografica. Ovidio, nato a Sulmona, appartiene allo stesso mondo peligno, senza descrivere un Montepulciano.

Nel 1596 Andrea Bacci, nel De naturali vinorum historia, parla dei vini di Sulmona e dei Peligni. Nel 1792 Michele Torcia, nel Saggio itinerario nazionale pel Paese dei Peligni, dà la prima notizia storica esplicita del vitigno chiamato Montepulciano in Abruzzo. Prima di quella data il nome non è documentato sul territorio.

I monasteri benedettini, in Italia centrale, custodirono vigne e tecniche. È un quadro plausibile, non un inventario. Non risulta che a Sulmona, Lanciano, Chieti o Guardiagrele si producessero nel Medioevo vini dal profilo sensoriale che oggi attribuiamo a quelle denominazioni, né che il Pecorino o il Montepulciano fossero già i riferimenti commerciali della regione.

Dal Regno di Napoli al nome conteso

Sotto gli Angioini e poi i Borbone il vino circolava lungo l’Adriatico, e il porto di Pescara era uno sbocco naturale. Le famiglie che le cronache legano al vigneto, come i Valentini di Loreto Aprutino dal Seicento, contano più delle genealogie nobiliari generiche. Il salto documentario arriva nell’Ottocento. Panfilo Serafini, nel 1854, distingue a Sulmona un montepulciano primaticcio e uno cordisco, o tardivo. Il primo finì identificato con il Prugnolo gentile, clone di Sangiovese; il secondo è l’uva abruzzese, più tarda, più colorata, più strutturata.

Da qui nasce la confusione con Montepulciano in provincia di Siena. Il Vino Nobile è un Sangiovese. Il Montepulciano d’Abruzzo è un altro vitigno. L’ipotesi di un arrivo mediceo nella Baronia di Carapelle e a Capestrano, nel Cinquecento, resta una ricostruzione, non una prova di filiazione. Nel 1897 Ottavi e Marescalchi fotografano un panorama molto più largo del duo attuale: Camplese (la Passerina), Racciapollone (il Montonico), Tivolese, Verdicchio, Malvasia, Moscatello, Gaglioppo, Aleatico, Lacrima, oltre al Cordisco e al Primutico.

Fillossera, quantità e rinascita dei bianchi

La fillossera fu segnalata in Italia dal 1879. In Abruzzo arrivò in ritardo, nei primi decenni del Novecento, non come crisi ottocentesca già risolta. Il reimpianto su portinnesto americano, e poi la logica del dopoguerra, spinsero verso rese alte. Il Trebbiano toscano si affiancò, e spesso si confuse, con il Trebbiano abruzzese: il disciplinare del 1972 arrivava a sovrapporlo al Bombino bianco. Pecorino, Passerina, Cococciola e Montonico non sparirono, ma uscirono dal centro del mercato fino al recupero degli ultimi trent’anni.

Il Montepulciano, a lungo confinato nelle aree interne e nella Valle Peligna, scese verso la costa sul finire dell’Ottocento e divenne il rosso dominante dopo il 1945. Edoardo Valentini, a Loreto Aprutino, imbottigliava già negli anni Cinquanta Montepulciano e Trebbiano come “Dos”, la denominazione di origine semplice che precedette la DOC, e portò a Roma le annate 1958 e 1962 per l’istruttoria.

1968 e la mappa delle denominazioni

Il Montepulciano d’Abruzzo DOC nasce con il D.P.R. 24 maggio 1968, in Gazzetta Ufficiale il 15 luglio. All’inizio il Cerasuolo era una tipologia dello stesso disciplinare, non un vino a parte: stessa uva, pratica diversa, con sosta breve sulle bucce. La DOC autonoma Cerasuolo d’Abruzzo arriva con il decreto del 5 ottobre 2010. Il Trebbiano d’Abruzzo DOC è del 28 giugno 1972. L’Abruzzo DOC, che raccoglie bianco, rosso, spumanti, passiti e i varietali Pecorino, Passerina, Cococciola, Montonico e Malvasia, è del 9 agosto 2010.

Controllo in cantina di un Montepulciano d’Abruzzo, tra botti e vasche, luce pratica da lavoro.
La DOC del 1968 nasce in cantina, non solo nei decreti: stesso vitigno, pratiche diverse per rosso e Cerasuolo (Immagine generata con IA)

La sottozona Colline Teramane del Montepulciano è stata elevata a DOCG, con vendemmie a partire dal 2003. Tullum, o Terre Tollesi, è l’altra DOCG storica, legata a Tollo, in provincia di Chieti, e lavora sia il rosso sia i bianchi del luogo. Le sottozone del Montepulciano DOC — Alto Tirino, Terre dei Vestini, Terre dei Peligni, Teate — servono a non appiattire la regione su un solo stile. Una DOC non è un gradino sopra una IGT: è origine, disciplinare e controlli. Un IGT ben fatto può essere più interessante di una DOC larga.

DenominazioneRiconoscimentoBase ampelografica di riferimentoCosa distingue
Montepulciano d’Abruzzo DOCD.P.R. 24 maggio 1968Montepulciano almeno 85%Rosso regionale, con sottozone
Colline Teramane DOCGvendemmie dal 2003Montepulciano, areale teramanoLa DOCG del rosso più nota
Cerasuolo d’Abruzzo DOCtipologia nel 1968, DOC nel 2010Montepulciano almeno 85%Rosato da breve macerazione, non un blend di bianchi
Trebbiano d’Abruzzo DOCD.P.R. 28 giugno 1972Trebbiano abruzzese e/o toscanoBianco storico; l’abruzzese non è il toscano
Abruzzo DOCD.M. 9 agosto 2010varietali autoctoni almeno 85% nelle menzioniPecorino, Passerina, Cococciola, Montonico
Tullum DOCGareale di Tollorossi e bianchi del comuneDenominazione piccola, non regionale

Nel 2024 le cantine hanno imbottigliato circa 670.000 ettolitri di Montepulciano d’Abruzzo, intorno ai 90 milioni di bottiglie, circa 12 milioni di Trebbiano d’Abruzzo e 8,5 milioni di Cerasuolo. Il Pecorino, fra DOC e IGT, ha superato i 150.000 ettolitri. Sono volumi da grande denominazione, non da nicchia: la qualità si gioca dentro la denominazione, non sul solo nome.

I vitigni che contano in bottiglia

Il Montepulciano è rustico, tardivo, ricco di colore e di tannino che chiede tempo. Non va confuso con il Sangiovese, che in Abruzzo esiste ma non è la base della DOC. Il Cerasuolo è il modo abruzzese di fare un rosato serio: ciliegia, pepe, acidità, a volte una chiusura da rosso leggero.

Il Trebbiano abruzzese, radicato nel pescarese, dà bianchi più strutturati e longevi del Trebbiano toscano, introdotto per la resa. Il Pecorino, condiviso con l’asse piceno, porta sapidità e corpo. La Passerina è più snella e floreale. La Cococciola, tipica del Chietino, sta bene anche in spumante. Il Montonico, verso il Gran Sasso, tiene acidità e note speziate. Malvasia e Moscato ci sono, ma non definiscono la regione.

Come si legge un’etichetta abruzzese

Si parte dal vitigno, non dallo stemma. Poi si guarda la denominazione: Montepulciano d’Abruzzo DOC è un perimetro largo; una sottozona o la Colline Teramane DOCG restringe il luogo. “Riserva” indica un affinamento più lungo, non automaticamente un vino migliore. Il Cerasuolo non è un rosato any-grape: deve nascere dal Montepulciano. Su un bianco, “Trebbiano abruzzese” e “Trebbiano toscano” non sono sinonimi, anche se il disciplinare li ammette entrambi.

L’annata conta più che in molte zone costiere, perché il Montepulciano matura tardi e teme le piogge di settembre. La pergola, se dichiarata, non è un difetto: in alcune vigne vecchie è lo strumento con cui il grappolo arriva intero al caldo adriatico.

Domande frequenti

Il Montepulciano d’Abruzzo è il vino di Montepulciano in Toscana?

No. Sono un vitigno e un comune omonimi. Il Vino Nobile di Montepulciano è Sangiovese. Il Montepulciano d’Abruzzo è un’altra uva, documentata in regione da Torcia nel 1792.

Il Cerasuolo è un blend di rosso e bianco?

No. È un vino da uve Montepulciano, almeno 85%, con macerazione breve. È DOC autonoma dal 2010; prima era una tipologia del Montepulciano d’Abruzzo.

La fillossera ha distrutto l’Abruzzo nell’Ottocento?

La crisi europea è ottocentesca e in Italia parte dal 1879, ma in Abruzzo il colpo arriva nei primi decenni del Novecento. Il reimpianto successivo ha favorito le varietà più produttive.

DOC è sempre meglio di IGT?

No. La DOC fissa origine, uvaggio, rese e controlli. Non assegna un punteggio. Un IGT di vigna vecchia può essere più preciso di una DOC generica.

Quali bianchi cercare oltre il Trebbiano?

Pecorino, Passerina, Cococciola e Montonico, spesso sotto Abruzzo DOC o Tullum DOCG. Sono i recuperi più interessanti degli ultimi decenni.

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