Cos’è un IGT
Un IGT è un vino a indicazione geografica tipica. In diritto italiano la sigla è la menzione tradizionale usata per i prodotti vitivinicoli a IGP, indicazione geografica protetta, prevista dal regolamento europeo. Non è un vino da tavola con un nome di fantasia. Ha una zona, un disciplinare e un controllo. Non è, però, una denominazione di origine: quella resta la famiglia DOC e DOCG.

La differenza che conta non è il prestigio in etichetta. È la categoria giuridica. DOC e DOCG sono menzioni italiane della DOP. IGT è la menzione italiana dell’IGP. Stesso vino, due vocabolari: uno storico, uno europeo.
Cosa chiede la legge
Il regolamento (UE) n. 1308/2013 definisce l’indicazione geografica come il nome di una regione, di un luogo o, in casi eccezionali, di un Paese, usato per un vino che abbia una qualità specifica, una reputazione o un’altra caratteristica attribuibile a quell’origine. Almeno l’85% delle uve deve venire dalla zona delimitata. La produzione avviene in quella zona. Il 15% restante, se c’è, deve arrivare dallo stesso Stato membro.
La denominazione di origine è più stretta. Le uve vengono tutte dalla zona. Qualità e caratteristiche devono dipendere in modo essenziale dall’ambiente geografico, fattori naturali e umani. Le varietà sono di Vitis vinifera. Per questo un Chianti Classico non può compensare l’annata con uve di un’altra regione. Un IGT, entro il limite del 15% e del proprio disciplinare, ha un margine che la DOC non ha.
In Italia la menzione è fissata dalla legge 12 dicembre 2016, n. 238: IGT è la dicitura tradizionale per i vini a IGP. In etichetta si può trovare IGT, IGP, o entrambe. Indicano lo stesso livello, non due vini diversi.
Ogni IGT ha un disciplinare. Zona, vitigni ammessi, rese per ettaro, resa uva-vino, gradazione minima, tipologie: bianco, rosso, rosato, a volte frizzante, passito, novello. I vincoli sono più larghi di quelli di una DOC. Non sono assenti. Un vino che non rispetta quel testo non può usare il nome.
Da dove arriva
La categoria entra nel diritto italiano con la legge 10 febbraio 1992, n. 164. Prima, un vino fuori dalle regole della DOC finiva tra i vini da tavola, anche se era fatto con cura e costava caro. È il caso di molti rossi toscani degli anni Settanta e Ottanta, poi chiamati Super Tuscan dalla stampa anglosassone: Tignanello, Sassicaia e altri usavano Cabernet, Merlot o percentuali di vitigni non previste dal Chianti dell’epoca. Il mercato li premiava. La legge, no.
L’IGT ha dato a quella produzione un nome geografico senza costringerla nel disciplinare della DOC. La Toscana IGT, o Toscano, è approvata con decreto del 9 ottobre 1995 e copre l’intera regione. Non è nata per i soli vini icona. Copre anche bianchi, rosati, frizzanti e vini di tutti i giorni. Super Tuscan e IGT non sono sinonimi. Il primo è un soprannome commerciale. Il secondo è una categoria. Oggi una parte di quei vini storici è rientrata in DOC o DOCG, come Bolgheri. Altri restano IGT per scelta, non per esclusione.
A marzo 2025 Federdoc contava 119 IGT, accanto a 330 DOC e 77 DOCG. Sono numeri che si muovono: nuove registrazioni e accorpamenti li spostano. Vanno letti come ordine di grandezza, non come classifica.
Cosa distingue un IGT da una DOC
| IGT (IGP) | DOC e DOCG (DOP) | |
|---|---|---|
| Categoria europea | Indicazione geografica protetta | Denominazione di origine protetta |
| Uve della zona | Almeno 85% | 100% |
| Legame con il luogo | Qualità, reputazione o altra caratteristica | Qualità essenzialmente dovuta all’ambiente |
| Disciplinare | Sì, più largo | Sì, più stretto su vitigni, rese, pratiche |
| Zona tipica | Regione, provincia, area ampia | Area più precisa, a volte una sottozona |
| Uso del vitigno in etichetta | Spesso consentito, se previsto | Solo se il disciplinare lo ammette |
La DOC non è un voto più alto. È un perimetro più stretto. Un IGT può essere un rosso di annata corretto, a 8 euro, o un vino da invecchiamento che ha scelto di restare fuori dalla DOC per usare un vitigno, una resa o un assemblaggio non previsti. Il prezzo e la critica non seguono la piramide. La piramide segue il diritto.
Come si legge in etichetta
Il nome geografico è il cuore: Venezia Giulia, Terre Siciliane, Toscana, Rubicone. Se compare un vitigno, quel vitigno deve essere previsto e raggiungere la percentuale del disciplinare, di solito almeno l’85% per la menzione monovitigno. “Toscana IGT Sangiovese” non è un Chianti. È un Sangiovese toscano che non ha chiesto, o non ha potuto chiedere, la DOC.
L’annata, se c’è, vale come sulle altre categorie: almeno l’85% delle uve di quell’anno. L’assenza di una sottozona non è un difetto. Molte IGT sono regionali proprio per coprire produzioni diverse sotto un solo nome. Il contrario anche: alcune IGT sono piccole e poco note, e questo non le rende automaticamente artigianali.
Il controllo c’è. Il vino va certificato rispetto al disciplinare prima di usare la sigla. Non coincide, in genere, con la commissione di assaggio e con l’analisi più fitta di molte DOCG. Un IGT fuori specifica si degrada, o non si imbottiglia con quel nome. Non è una zona franca.
I miti da togliere
Il primo: IGT vuol dire vino minore. Falso. Vuol dire legame geografico più elastico. Il secondo: IGT vuol dire Super Tuscan. Falso. La maggior parte delle bottiglie IGT è vino di territorio, non icona. Il terzo: passare da IGT a DOC è una promozione. È un cambio di disciplinare. A volte stringe la qualità media. A volte esclude proprio i vini più interessanti della zona, quelli che non entrano nella ricetta.
Il quarto: senza IGT il vino è anonimo. Un vino generico, senza indicazione geografica, può mescolare uve e regioni dentro i limiti di legge e non deve un disciplinare di zona. L’IGT è il primo gradino in cui il luogo diventa obbligatorio, non l’ultimo.
Domande frequenti
Sulla bottiglia italiana, sì: IGT è la menzione tradizionale dell’IGP. Non sono due livelli.
Può essere più buono nel bicchiere. Non è più tutelato come origine. Il confronto giusto è tra bottiglie, non tra sigle.
Per usare vitigni o percentuali esclusi dalla DOC, per una zona ampia, o perché il disciplinare DOC non descrive il vino che vuole fare. Non sempre perché non ha i requisiti.
L’85% della legge europea è sulle uve della zona. La percentuale del vitigno in etichetta è quella del disciplinare, spesso anch’essa all’85% se il nome del vitigno compare.
Sì. La legge prevede la transizione, con un nuovo disciplinare e una procedura. Non è automatica e non migliora da sola il vino già in bottiglia.

