Aglianico del Vulture Superiore DOCG

Vitigno:  Aglianico del Vulture

La denominazione Aglianico del Vulture Superiore DOCG descrive le due tipologie di vino:

  • Aglianico del Vulture Superiore DOCG
  • Aglianico del Vulture Superiore DOCG Riserva

La zona di produzione comprende una serie di comuni nella provincia di Potenza.

Aglianico del Vulture DOC

Tipologie di Vino

Aglianico del Vulture Superiore DOCG : Aglianico 100%, titolo alcolometrico minimo 13,5%. Questo vino deve invecchiare obbligatoriamente almeno 12 mesi in contenitori di legno e almeno 12 mesi in bottiglia. La vendita è ammessa dal 1° novembre del terzo anno successivo a quello di produzione delle uve.

Aglianico del Vulture Superiore Riserva DOCG : Aglianico 100%, titolo alcolometrico minimo 13,5%. Questo vino deve invecchiare obbligatoriamente almeno 12 mesi in contenitori in legno e almeno 24 mesi in bottiglia. La vendita è ammessa dal 1° novembre del quinto anno successivo a quello di produzione delle uve.

Riserva: il vino deve aver subito un periodo di invecchiamento di almeno 24 mesi in contenitori di legno e almeno l2 mesi in bottiglia.

Caratteristiche pedo-climatiche del territorio

La zona di produzione ricade nella parte nord della Basilicata e comprende un territorio di alta e media collina, situato sulle pendici del Monte Vulture, un vulcano spento, ma attivo fino al Pleistocene superiore (800 000 anni fa), che ha la sua vetta maggiore a 1327 metri sul livello del mare e che degrada progressivamente verso ovest lungo il fiume Ofanto e verso Est lungo la piana della Puglia.

Aglianico del Vulture Superiore DOCG zona

L’area di origine vulcanica presenta dei suoli caratterizzati da una comune matrice: uno strato di tufo a profondità tra i 50cm e i 2m. Sopra questo strato vi è poi uno strato di suolo che va dal tipo sabbioso, sabbioso pozzolanico al limoso-argilloso, a seconda della località. ma tutti caratterizzati da un’evidente presenza di abbondanti formazioni colloidali, che favoriscono nettamente la fertilità del terreno.

I vitigni utilizzati per questa denominazione devono essere compresi tra i 200 e i 700 metri sul livello del mare. Generalmente sono terreni con pendenza variabile ed esposizione generale verso est e sud-est. Il clima dell’area è decisamente arido nei mesi di luglio e agosto, temperato nei mesi di giugno e settembre, subumido e umido nei mesi autunnali. Frequenti le gelate nel periodo primaverile che di norma non intaccano l’attività vegetativa dell’Aglianico del Vulture per il suo naturale ritardo nel germogliamento.

Molto significativa è la condizione termica estiva caratterizzata da temperature medie di 25°C, ma con punte di 35°C per effetto di venti africani che producono un forte effetto disidratante sugli apparati fogliari.

La siccità estiva viene in gran parte attenuata dalla presenza dello strato di tufo a bassa profondità. Questo minerale, dotato di particolare porosità, per capillarità è in grado di assicurare un buon supporto di umidità alle radici. Da qui anche il detto locale che il tufo “allatti” le viti. Questa peculiare caratteristica del terreno si dimostra un fattore fondamentale per lo sviluppo della vite e la produzione dell’uva durante i mesi afosi estivi.

Inoltre, la presenza del massiccio vulcanico, determina condizioni di ventilazione importanti per effetto di correnti d’aria provenienti dalle coste orientali e occidentali e per fenomeni di brezza. Questo fenomeno produce un abbassamento sensibile delle temperature durante il periodo estivo. L’escursione termica che se ne produce ha poi importanti riflessi sulla condizione vegetativa delle piante e sulla produzione fenolica delle bucce.

Storia della DOCG

La millenaria storia vitivinicola riferita alla terra del Vulture, dalla Magna Grecia al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la generale e fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e peculiari caratteristiche del vino Aglianico del Vulture Superiore.

In particolare la presenza di reperti archeologici come vasi, coppe, attingitoi ed una serie di utensili per la mescita del vino, decorati con scene legate al mondo del mito greco ed in particolare a Dioniso, prodotti in loco o importati dalla Grecia (fine IV sec ed inizio III sec a.C). La regione del Vulture per la sua vicinanza alla Campania (etruschi) , al Sannio e alle colonie della Magna Grecia, fu il punto di incrocio di queste tradizioni vitivinicole.

In età romana la storia dell’area del Vulture, si identifica soprattutto con la storia di Venusia (oggi Venosa), la colonia in cui nacque il poeta latino Orazio. Reperti trovati nella pars rustica delle antiche ville romane scavate nel territorio tra Lavello e Venosa, Melfi atella e Rapolla, utili a ricostruire la loro utilizzazione produttiva, le relazioni e i rapporti di scambio tra l’agrum e Venosa suggeriscono l’esistenza di una pratica della viticoltura e della vinificazione.

Tra il XIII e XV secolo tutte le pendici del Vulture erano coltivate a vigneto tra Melfi, Rapolla e Barile. Le vigne erano per lo più concentrate nei terreni attaccati alle mura delle città ed in quelli più vicini. Sui vitigni e vini le fonti relative a quel periodo citano solo il “vino rosso di Melfi” (forse Aglianico).

DOCG

DOCG DOP marchio

2010

Cantine

  • Basilisco
  • Cantine del Notaio
  • Cantina di Venosa
  • Cantine Strapellum
  • Martino

Vini

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Una risposta

  1. Aprile 26, 2020

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