Colli di Rimini DOC

 Vitigni: vari

La denominazione Colli di Rimini DOC include diverse tipologie di vino come:

  • Colli di Rimini Bianco DOC
  • Colli di Rimini Rosso DOC

e tipologie monovitigno come

  • Colli di Rimini Cabernet Sauvignon DOC,
  • Colli di Rimini Biancame DOC,
  • Colli di Rimini Rébola DOC,
  • Colli di Rimini Sangiovese DOC

Tutti questi vini vengono ottenuti da uve prodotte esclusivamente in provincia di Rimini.

Tipologie di Vino

Colli di Rimini DOC Rosso: Sangiovese dal 60% al 75%; Cabernet Sauvignon dal 15% al 25%. Merlot, Barbera, Montepulciano, Ciliegiolo, Terrano, Ancellotta, da soli o congiuntamente possono concorrere fino ad un max 25%.

Colli di Rimini DOC Bianco: Trebbiano romagnolo dal 50% al 70%; Biancame e Mostos, da soli o congiuntamente, dal 30% al 50%. Possono concorrere altre varietà a bacca bianca, idonee alla coltivazione nella regione Emilia Romagna fino ad un max del 20%, di cui un massimo del 5% di vitigni a bacca bianca aromatici.

I vini Colli di Rimini DOC con vitigno in menzione: vitigno menzionato min 85%. Possono concorrere altre varietà a bacca di medesimo colore, idonee alla coltivazione nella regione Emilia Romagna fino ad un max 15%.

Caratteristiche pedo-climatiche del territorio

Nelle aree maggiormente vocate alla produzione di vini D.O.C., che coincidono sostanzialmente con i territori pedecollinari e collinari, si possono individuare tre grandi zone con caratteristiche pedologiche sufficientemente omogenee. Una prima zona, coincidente con i territori della media e alta Valmarecchia, caratterizzata da elevato contenuto di argilla;  alti livelli di calcare attivo, soprattutto in riva destra del fiume Marecchia, ma del tutto compatibili con la coltivazione della vite: bassa o media dotazione di sostanza organica nei terreni di più alta collina.

Colli di Rimini DOC area

Nella fascia collinare intermedia, compresa nelle vallate del Marano e del Conca, i terreni sono tendenzialmente di medio impasto, con elevata incidenza della componente limosa e talvolta argillosa: alti livelli di calcare attivo e bassa dotazione di sostanza organica.
Infine nei terreni interni, appartenenti alla collina più elevata della vallata del Conca, si ha una forte incidenza di terreni con tessitura tendenzialmente sciolta con prevalenza della componente limosa e, in alcune aree soprattutto di fondo valle, di quella argillosa:  il contenuto in calcare generalmente elevato; la dotazione in sostanza organica è bassa.

Il territorio della Provincia di Rimini in una posizione della citata classificazione climatica a cavallo tra il clima temperato sublitoraneo e quello temperato subcontinentale Il regime pluviometrico presenta un andamento sostanzialmente simile a quello caratteristico del tipo “Litoraneo padano” con una piovosità totale annua che mediamente si attesta sui 754 mm, abbastanza equamente distribuiti durante l’anno.

Storia della DOC

Le prime attestazioni certe della presenza della vite sono databili all’VIII – VII secolo avanti Cristo, grazie ai reperti delle tombe villanoviano-etrusche di Verucchio costituiti da pollini e vinaccioli di Vitis vinifera. Da allora, la coltura della vite nel Riminese è documentata senza soluzione di continuità. Le genti etrusche vi hanno introdotto l’usanza della potatura lunga e del sostegno vivo, ripresa e proseguita dalle popolazioni galliche qui insediatesi in epoca successiva: tanto che i Romani giunti nel III secolo avanti Cristo hanno dato il nome di “arbustum gallicum” a questa forma di allevamento della vite maritata all’albero. Con la fondazione di “Ariminum”nel 268 a.C. e il sistematico dissodamento delle terre circostanti, la coltura della vite e la produzione del vino hanno assunto dimensioni ragguardevoli, diventando un fattore centrale dell’economia. Di quel periodo restano numerose testimonianze figurative e le relazioni degli storici latini che esaltano gli elevati rendimenti dei vigneti locali, capaci di alimentare, per lungo tempo, forti correnti di esportazione verso l’Urbe; una importante testimonianza ci viene dai rinvenimenti di anfore vinarie prodotte dalle fornaci romane del riminese che coprono un periodo che va dal III secolo a.C. al III secolo d.C.

Nemmeno la crisi dell’impero romano ha interrotto completamente i traffici commerciali di vino, come mostra una lapide dedicatoria dell’anno 251 dopo Cristo, trovata a Roma, che segnala i negozianti di vino riminese ancora attivi nella capitale. E se la caduta dell’impero ha finito per inaridire i commerci e deprimere le attività produttive in ogni regione, nondimeno in area riminese la produzione agricola ha conservato un qualche peso, favorita anche dal nuovo ruolo che nel frattempo veniva assumendo la vicina Ravenna.

La documentazione scritta disponibile per l’arco di tempo compreso fra V e X secolo, reca numerose notizie sulla presenza della vite nel Riminese e contiene interessanti informazioni sui patti colonici, le tecniche e le attrezzature relative alla vitivinicoltura. Dopo il Mille, le testimonianze storiche divengono numerosissime, sia per lo sviluppo della produzione e dei commerci, sia per la maggiore ricchezza delle fonti superstiti. Nelle campagne, la trama dell’appoderamento si infittisce, le colture conquistano sempre nuovi spazi; il vigneto dilata la sua presenza in misura cospicua, garantendo una produzione vinaria tale da coprire il forte consumo interno e permettere al tempo stesso buone esportazioni sul mercato veneziano.

DOC

Marchio DOC DOP

1996

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2 risposte

  1. Luglio 23, 2019

    […] Vino in abbinamento: Colli di Rimini Bianco DOC […]

  2. Febbraio 13, 2021

    […] Vino in abbinamento: Colli di Rimini Bianco DOC […]

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