Colli Lanuvini DOC

 Vitigni: vari

La denominazione Colli Lanuvini DOC raccoglie diverse tipologie di vino come:

  • Colli Lanuvini DOC Bianco
  • Colli Lanuvini DOC Bianco Superiore
  • Colli Lanuvini DOC Rosso
  • Colli Lanuvini DOC Rosso Riserva
  • Colli Lanuvini DOC Spumante

Le uve utilizzate per la produzione di questi vini sono prodotte nei comuni di Lanuvio e Genzano, in provincia di Roma.

Colli Lanuvini DOC

Tipologie di Vino

Colli Lanuvini DOC Bianco (anche Spumante e Superiore): Malvasia bianca di Candia e puntinata max 70%; Trebbiano (toscano, verde e giallo) min 30%. Possono concorrere altre varietà a bacca bianca, idonee alla coltivazione per la regione Lazio, fino ad un max 15%.

Colli Lanuvini DOC Rosso (anche Riserva): Merlot min 50%. Montepulciano e Sangiovese min 35%. Possono concorrere alla produzione altre varietà a bacca nera, idonee alla coltivazione per la regione Lazio, fino ad un max 15%.

Densità minima d’impianto: 3300 ceppi/ha

Colli Lanuvini DOC Bianco: resa max 101.5 hl/ha

Colli Lanuvini DOC Bianco Superiore: resa max 94.5 hl/ha

Colli Lanuvini DOC Rosso Superiore: Resa max 84 hl/ha

Caratteristiche pedo-climatiche del territorio

Dal punto di vista geologico i terreni dei Colli albani e quelli pedocollinari hanno avuto origine da formazioni vulcaniche generate dalle eruzioni del Vulcano laziale: L’attività endogena che ha generato il Vulcano Laziale è iniziata circa 600 mila anni fa, con la costruzione di un edificio centrale accresciutosi via via in estensione e in altezza (oltre 2000 metri), sino al collasso della camera magmatica che ha provocato in superficie la formazione della grande depressione calderica che comprende i Pratoni di Vivaro.

Colli Lanuvini DOC area

Successivamente, ripetute esplosioni freatomagmatiche concentrate nel settore occidentale dell’edificio vulcanico lungo un sistema di faglie distensive di direzione appenninica, hanno prodotto numerosi crateri: quelli più antichi (Ariccia, Pantano Secco e Prata Porci) sono ricoperti di sedimenti e attivamente coltivati, mentre gli ultimi in ordine di età, hanno conservato i caratteri morfologici tipici di forme giovanili, ad imbuto, e sono occupati da profondi bacini lacustri come quelli Albano e di Nemi. Le eruzioni del Vulcano Laziale sono continuate fino al Paleolitico superiore (Aurignaciano), ossia fra i 29.000 ed i 25.000 anni fa. Le formazioni vulcaniche sono costituite soprattutto da ceneri e lapilli depositati in strati di notevole spessore e cementati in misura diversa.

Si possono distinguere: pozzolane (localmente dette “terrinelle”), cioè ceneri vulcaniche del tutto prive di cementazione: si riscontrano nelle zone più lontane dalle bocche di eruzione e danno luogo a terreni sabbiosi, profondi, permeabili all’acqua e senza ristagni né superficiali né profondi; tufi litoidi, più o meno duri, derivati dalla cementazione delle ceneri e dei lapilli, con diverse denominazioni locali (cappellacci, cappellacci teneri, occhio di pesce, occhio di pernice, ecc.), coprono la parte maggiore del territorio considerato. Sono di scarsa o nulla permeabilità all’acqua e alle radici ed è necessario pertanto procedere a scassi profondi per permettere agli agenti atmosferici di attivare la pedogenesi e mettere a disposizione delle colture, in particolare della vite, uno strato sufficiente di terreno agrario per lo sviluppo radicale e la nutrizione idrica e minerale; rocce laviche, dure, poco attaccabili dai mezzi meccanici e dagli agenti atmosferici. Coprono una minima parte del territorio in zone vicine ai crateri di eruzione. In generale danno origine a terreni di scarso spessore dove s’insedia il pascolo o il bosco; alluvioni recenti formatesi nelle zone
pianeggianti per deposito alluvionale proveniente dalle pendici sovrastanti. I terreni derivati sono profondi, tendenzialmente argillosi, spesso umidi.

L’altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 64 e i 435 m s.l.m., con pendenza variabile: l’esposizione generale è orientata verso ovest e sudovest. Il clima dell’area è caratterizzato da precipitazioni medie annue comprese tra i 822 ed i 1110 mm, con aridità estiva non molto pronunciata (pioggia 84-127 mm) nei mesi estivi. Temperatura media piuttosto elevata compresa tra i 13,7 ed i 15,2°C: freddo poco intenso da novembre ad aprile, con temperatura media inferiore ai 10°C per 3-4 mesi l’anno e temperatura media minima del mese più freddo dell’anno che oscilla tra 3,4 e 4,0° C.

Storia della DOC

Gli Statuti di Genzano (Statuta Oppidi Cynthiani), emanati il 10 agosto 1565 e quelli di Civita Lavinia (Lanuvio) del 1567, contengono Capitoli che regolamentavano la coltivazione della vite e la produzione del vino, contengono Capitoli che regolamentavano la coltivazione della vite e la produzione del vino. Nella Storia di Genzano con note e documenti (1797) il Ratti, riporta che l’Archivio Sforza possiede “un istrumento in pergamena di una vendita di una vigna posta in territorio di Genzano nell’anno 1580” e di un altro nel 1590

DOC

Marchio DOC DOP

1971

Estensione: 5900 ettari

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